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Madonna dell'Abbondanza - Montecalvo Irpino (AV), Chiesa
di Santa Maria Maggiore
(Particolare al momento del ritrovamento)

La Statua lignea dopo il restauro

(Particolare dopo il restauro)

Interno della Cappella Carafa
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La Settimana della Cultura istituita dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, giunta ormai alla quinta edizione,
offre a tutte le Soprintendenze presenti sul territorio della Nazione la
possibilità di tracciare, più che un consuntivo di un anno di attività,
un resoconto di quello
che un Ufficio dello Stato preposto alla conservazione ed alla tutela
del bene, quotidianamente compie per il progresso della Nazione e per
una sempre maggiore fruibilità e godibilità del Bene da parte dei
cittadini.
L'Irpinia sotto molti aspetti e ancora un territorio vergine,
inesplorato ed in attesa di valorizzazione.
All'indomani del tremendo cataclisma del 23 novembre dell'80 del secolo
scorso, ancorché provvedere a salvare vite umane, dare degna sepoltura
ai morti, si provvide a recuperare le opere d'arte danneggiate e a
puntellare con opere provvisionali tutti quei monumenti che la furia
devastatrice del sisma aveva lasciato ancora in piedi.
A ventitré anni da quel tragico evento vi e ancora molto da fare. I
depositi della Dogana di Atripalda e quelli della Certosa di Padula,
pullulano di opere d'arte che attendono di essere restaurate per
ritornare negli edifici sacri di appartenenza, ormai tutti o quasi tutti
restituiti al culto.
Opere d’arte, talora poco o niente affatto conosciute che soltanto da
una pura accidentalità, hanno trovato occasione di sostanziale
rinascita. Un esempio per tutte è dato dalla scoperta della Madonna
dell’Abbondanza di Montecalvo Irpino.
Il 16 marzo 2001 a Montecalvo Irpino, durante i lavori per il restauro
della casa natale di San Pompilio Maria Pirrotti unico santo dell’ordine
degli Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio, in un locale murato,
venne alla luce una statua raffigurante la Madonna con Bambino, una
statua raffigurante san Lorenzo, la testa e le mani appartenenti ad un
manichino perduto, raffigurante la Madonna addolorata.
I tre manufatti
lignei all’atto del ritrovamento, si presentavano in pessimo stato di
conservazione, dovuto ad un avanzato deterioramento strutturale, causato
sia da un attacco massiccio di insetti silofagi, sia da un alta
percentuale di umidità. L’alta percentuale di umidità, la
polverizzazione della struttura lignea, la decoesione e la perdita della
preparazione a gesso, e di conseguenza della policromia, avevano
compromesso gravemente le opere. Il degrado sia dell’assenza legnosa che
della policromia ha richiesto un intervento di restauro complesso e
mirato, teso non solo al recupero della struttura lignea, ma anche delle
fasi cromatiche. Le opere con molta probabilità, già molto compromesse.
Furono occultate nel sottoscala di casa Pirrotti, dopo il terremoto del
28 agosto 1930, mossi dall’intento di non distruggere perché opere
sacre, ma non più in grado di essere messe in culto di venerazione.
La
madonna in posizione incidente, stringe al petto con la mano sinistra il
Bambino che è dolcemente adagiato sullo stesso braccio. La mano destra,
dalle dita affusolate, mostra pudicamente il seno. Un mantello azzurro,
con pieghe morbide ad andamento verticale nella parte anteriore, avvolge
il corpo della Vergine ed è sostenuto dalla mano sinistra che avvolge il
bambino. Il volume delle vesti e del mantello sono l’elemento connotante
della cronologia dell’opera e della cultura sottesa alla produzione del
manufatto. L’opera per punto di stile può essere collocata nell’ultimo
ventennio del secolo XVI ed il primo decennio del secolo successivo,
periodo in cui gli stilemi ed i canoni della cultura tardo manieristica
sono ormai patrimonio comune degli artisti e delle botteghe napoletane,
ed hanno ormai assimilato la lezione del Concilio tridentino in materia
di opere devozionali.
La Sacra Icona è stata inserita in una teca di
cristallo stratificato, strutturata in modo da offrire una effettiva
tenuta attraverso l’utilizzo del gel di silice per la stabilizzazione
passiva dell’umidità relativa, e collocata all’interno della Cappella Carafa di Montecalvo irpino, splendido esempio di architettura
rinascimentale restaurato sotto la direzione di che scrive, e, posta in
culto di venerazione.
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