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Una somma venerazione il futuro Leone XIII aveva sempre concepito per san Pompilio Pirrotti.
Montecalvo - il pittoresco paesino dell'Irpinia - era ben conosciuto dal Pecci, ancora giovane sacerdote e poi prelato. Più tardi Leone XIII non nascose la sua venerazione per il Santo compaesano. Il Pontefice, infatti, volle mantenere sempre con quella terra a lui cara, intime relazioni; ed ebbe amico don Pompilio Pirrotti, arciprete di Montecalvo e pronipote del Santo : ultimo discendente di quella famiglia, tanto che lo nominò Prelato Domestico.
Fu così che un giorno, era 1'8 maggio 1899, arrivò a Montecalvo il segretario particolare del Papa, Monsignor Rinaldo Angeli : Leone XIII mandava in dono trenta fogli scritti in bellissima calligrafia: erano i versi latini che il Papa aveva composti su Pompilio Pirotti. E uno di tali fogli recava la firma autografa di Leone XIII, che desiderava fossero i
suoi omaggi nell'oratorio privato del Pirrotti in segno di onore al Beato e in ricordo di una visita avvenuta sessant'anni prima.
L'arciprete, commosso, obbedì. Poi fece scolpire su due lapidi di marmo, poste sulla facciata della casa Pirotti, i versi papali; e li stampò con la traduzione italiana del famoso p. Mauro Ricci, tanto tenuto in gran conto dal Papa come sacerdote e come letterato. Naturalmente la prima copia del volume fu portata in omaggio al Santo Padre, e il Papa tanto gradì quell'atto che fece inviare al donatore una copia dei suoi più recenti carmi latini, stampati ad Udine, fra i quali c'erano anche quelli su Pompilio Pirotti.
E ben devoti sentimenti il Papa esprime in quei versi, con una forma di classica eleganza, non meno fresca e vigorosa delle opere giovanili.
Sono quattro epigrammi comprendenti dodici distici elegiaci. La composizione
va datata fra il 1889 e il 1890: al tempo dell'approvazione dei miracoli o della
Beatificazione del grande Santo.
Merita riportarli qui integralmente. Aggiungiamo la traduzione italiana e qualche nota esplicativa.
Il Pontefice descrive dapprima la sua andata al paese del Santo per i processi
apostolici:

Praepositi Hirpinis fiorenti aetate regundis
huc holim fausto cessimus auspicio.

Et montis laeti clivum conscendimus, [ipsa haec
Paebuit hospitium Pompiliana domus.

Quae ratio adventus fuerit si forte rèquiras,
sat subjecta oculis pagina scripta docet.

Excussi testes, adserta charismata rite
Pompilio est superum posi ea partus honor.

Et nunc, o mirum! ipse Deus coelestia' nobis
tam caro capiti nectere serta dedito.

Preposti ancora in giovane età (era, allora Mons. Pecci sui ventinove anni],
al governo dei paesi Irpini, qui (a Montecalvo).
Ci recammo una volta con lieto auspicio.
Salimmo il ridente colle,
e trovammo ospitalità in questa casa di Pompilio (dove quei versi erano esposti).
Se di questa nostra venuta vuoi sapere il motivo, te Io dice chiaramente lo scritto!
che stai leggendo. S'interrogarono i testimoni, si provarono i doni e le virtù: dopo di ciò legalmente furono decretati a Pompilio i supremi onori. Ed ora, oh meraviglia! Iddio proprio a Noi ha concesso di cingere quel caro Capo dell'aureola di Beato!

Si rivolge, quindi, Leone XIII al popolo di Montecalvo, esortandolo a corrispondere ai benefici del celeste Benefattore e Protettore:
Pompilius, coeli sublimi e sede beatus lumine vos placido respicit et patriam.
In vos, in patria clemens coelestia gaudet usque memor larga spargere dona mami.
Quid vos? Pompilio bene respondere merenti, addecet et vitae quae documenta dedit,
Quoque exempla, sequi; laudum decora alta. Labores prò vobis initos, claraque facta, fidem;
Gratus amar recolat; ne vestris excidat unquam ex animis tanti dulcis imago viri.
(Pompilio, glorioso e beato, dalla sede immensa dei Cieli riguarda con volto benigno voi e la patria. Su di voi e sulla patria memore sempre si compiace di spargere con larga mano i doni celesti. E voi? Dovete corrispondere a Pompilio che ben lo merita, e seguire gl'insegnamenti e gli esempi che a voi ha lasciato.
L'amor vostro riconoscente celebri sempre i grandi trionfi di Lui, le fatiche per  voi tollerate, le azioni illustri, la fede. I Non mai dall'animo vostro sia tolta la dolce figura di sì grande Eroe
Infine il Papa ammonisce i consanguinei del Beato di tramandare ai posteri,
col nome, la santità della vita.
Ma, purtroppo, il tremendo terremoto del 1930 fece crollare tutto il paese dell'Irpinia.
Le case di Montecalvo caddero ad una ad una, ed ultima fu la cappella
di san Pompilio Pirrotti.
30 marzo 1962 - N 73

I VERSI LATINI DI LEONE XIII SUL PIRROTTI

a cura di Armando ARMANDI
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