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RESTAURO DEL QUADRO DEL MIRACOLO DI SAN POMPILIO

Relazione del Dott. Giuseppe Muollo del 18 agosto 2005, dettata nella Chiesa Madre di S. Maria Assunta in Cielo, in occasione della presentazione del restauro della tele di San Pompilio
Ritratto di San Pompilio
Montecalvo Irpino (AV), Museo Pompiliano
Ritratto di San Pompilio
Montecalvo Irpino (AV), Museo Pompiliano
Condizioni prima del restauro del 1993 da parte del prof. Emilio Pietrolà
Il dipinto di cui presentiamo il restauro (foto) ,è un olio su tela, eseguito su una sottile imprimitura, che è stata la principale causa dei danni subiti nel tempo. Tantè che un  intervento era stato necessario  agli inizi degli anni novanta del secolo scorso da parte del Prof. Emilio Pietrolà .
L’opera si presentava mancante di pellicola pittorica in ampie zone della superficie ad esclusione del volto del Santo dove le mancanze erano contenute. Nei punti di assenza di colore era visibile la tela di supporto ed una vernice particolarmente spessa copriva l’intera superficie pittorica.
Con il restauro è affiorata non solo la corona, ma anche la medaglina attaccata alla corona, il libro tra le mani del Santo e l’indice che lo apre, lascia intravedere il bordo bianco della pagina.
La Madonna nell’angolo superiore sinistro del dipinto è stata ricostruita per analogia a tratteggio mimetico ricavata dalla fotografia di una copia del dipinto originale,utilizzando come tecnica di trasporto del disegno : lo spolvero.
Il dipinto  riproduce l’immagine fedele dei tratti somatici di Pompilio Maria  Pirrotti  ancora in vita.
Questa mia convinzione nasce dall’analisi del dipinto.
Il pittore elimina ogni riferimento all’ambiente per concentrarsi invece sull’espressione del volto.
E’ quella del pittore una ritrattistica che accetta la raffigurazione realistica, attenta alla resa puntuale dei tratti fisionomici, alla ricerca nel modo di evidenziare la plasticità dell’immagine e alla riflessione sul ritratto come espressione dei “moti dell’animo” secondo l’interpretazione di Leonardo.
E’ resa con intensità la modellazione dei larghi piani e l’espressione corrucciata e pensosa del volto, la definizione degli occhi sottolineati da una linea di luce proveniente da sinistra, il taglio della bocca carnosa sollevata ai lati da due morbide ombre che ne accentuano il volume ed infine la leggera rotazione,appena percettibile, verso lo spettatore.
Il volto è dipinto con tale precisione anatomica e con tale maestria che il modello non potette che essere lo stesso Pompilio.
Non è un ritratto “cortigiano” in cui il livello di idealizzazione è spinto al massimo; questo dipinto risponde ad un tipo di ritrattistica aderente al vero praticata dall’artista che al momento resta sconosciuto.
Da un punto di vista stilistico e cronologico il dipinto, a mio avviso, è un esempio di altissima qualità, la stesura accurata e la modulazione cromatica molto raffinata, la delicatezza del chiaroscuro e la materia pittorica, la volumetria regolarizzata di ispirazione bramantesca, la resa dell’anatomia delle mani, la modellazione della bocca, le rughe, il naso aquilino, inducono a collocare il dipinto nel primo quinquennio del sesto decennio del secolo XVIII e realizzato forse,proprio a Montecalvo durante quei diciotto giorni di permanenza di Pompilio in famiglia dal 31 maggio al 18 giugno 1765(Cfr. Cronologia storico - critica della vita e lettere datate,a cura di P. Osvaldo Tosti delle Scuole Pie,Roma 1981,p.195).
La mia è solo una ipotesi tutta ancora da verificare,ma che ha un certo fondamento proprio perché il dipinto era in casa Pirrotti ed è difficile dare credito, senza nulla togliere alla tradizione, a quanto racconta il Padre Rolletta ,nella sua “Vita del Beato Pompilio Maria Pirrotti di S.Nicola , edito a Firenze nel 1890, il quale non sapendo dare una spiegazione alla presenza del ritratto del Santo in casa Pirrotti, cosa a mio avviso normalissima,avvolge la vicenda in un’aura di mistero raccogliendo la notizia che “non si è mai saputo chi lo avesse mandato dopo la sua preziosa morte, anzi si è sempre raccontato che dopo la morte del venerabile, s’intese una notte bussare il portone, ed aperto questo dalle persone di servizio, non si trovò persona alcuna,ma solamente questo quadro appoggiato al portone”.
Fu il committente a scegliere il ritratto secondo le fattezze reali.
Ma quale committente poteva essere interessato alla effige di Pompilio, visto che non si trattava del membro di una dinastia al potere?
La risposta più logica è che solo alla famiglia o all’Ordine poteva stare a cuore l’effige di Pompilio da utilizzare probabilmente come ricordo per perpetuarne la memoria essendosi diffusa e accresciuta negli ultimi anni della sua vita la fama di Santità.
Tant’è che il dipinto, sicuramente una immagine di devozione, ha nell’angolo superiore sinistro la Mamma Bella dell’Abbondanza così cara a San Pompilio.

                                            
Dott. Giuseppe Muollo