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3 Settembre 1999
Saluto alla Comunità
Chiesa del Carmine
Carissimi, rivolgo a voi tutti il mio ringraziamento per il caloroso benvenuto e rendo lode al Signore Gesù Cristo perchè attraverso la volontà del Vescovo, che ringrazio per la fiducia concessami, mi ha voluto affidare questa porzione del popolo di Dio.
Non posso non considerare il fatto che, assumo il servizio pastorale di queste comunità, alle soglie del grande Giubileo e quindi all’inizio del Terzo Millennio dell’era Cristiana. Ogni parrocchia, attraverso il rinnovamento indicato dal Concilio Vaticano II, i Convegni Nazionali della Chiesa Italiana e le direttive della Chiesa locale, deve trovarsi pronta a questo importante appuntamento.
Non vi conosco ancora, ma sono sicuro che siete già pronti ad assumere i vostri compiti per affrontare le sfide a cui il prossimo millennio ci chiama. Siete stati una comunità curata con amore e passione. Sento il dovere in questo momento di salutare con affetto e riconoscenza, colui che per 25 anni è stato pastore saggio e operoso, instancabile e insuperabile di queste comunità, il carissimo don Giuseppe Girardi. Dal giorno della mia nomina a parroco, il 2 luglio, Solennità  della Madonna delle Grazie, don Giuseppe mi ha edificato molto con il suo atteggiamento. Lo conoscevo di carattere forte, uomo di grande spiritualità e cultura, un autentico sacerdote di Cristo. Da quel giorno mi è stato vicino, con affetto, cordialità, amore, dimostrandomi tutta la sua umanità e bontà. Mi ha incoraggiato e trasmesso tutto il suo entusiasmo, che certamente non è venuto meno a 56 anni come lui sostiene.
Questa comunità, carissimo don Peppino, insieme al suo nuovo pastore, le sarà sempre riconoscente per  il bene che avete seminato durante la vostra azione pastorale in questa terra di santi, come amava chiamarla Mons. Calabrìa. Che la comunità di Pontelandolfo  possa corrispondere alle aspettative che albergano nel vostro grande cuore di pastore.
Saluto i sacerdoti di Montecalvo, Mons. Pompilio Cristino, già mio educatore durante gli anni di Seminario e don Francesco Verzaro. Unisco a loro nel saluto, anche Biagio Corleone ormai prossimo al sacerdozio. Saluto e ringrazio per la loro francescana accoglienza i frati minori del Convento di S. Antonio, preziosi collaboratori nella vita pastorale della parrocchia. Attraverso di loro saluto i fratelli del Terz’Ordine francescano. Saluto i confratelli della forania Belvedere e i sacerdoti che stasera hanno fatto corona intorno al Vescovo durante questa Eucaristia.
Calorosamente saluto tutti i collaboratori delle due parrocchie, i Consigli Pastorali e di Affari Economici i catechisti, gli animatori liturgici e missionari, i messaggeri, i cori, i volontari che curano il Santuario di S. Pompilio e tutti coloro che a vario titolo offrono il loro aiuto alla vita delle parrocchie. Mi auguro che tutti possano vedere nella parrocchia un punto di riferimento. Dice Giovanni Paolo II nella Chistifideles laici: E’ necessario che tutti riscopriamo, nella fede il vero volto della parrocchia ossia il “mistero” stesso della Chiesa presente e operante in essa: la parrocchia - precisa il papa - non è principalmente una struttura, un territorio, un edificio, è piuttosto “una casa di famiglia, fraterna e accogliente”, è la “Comunità di fedeli”. E’ una comunità idonea a celebrare l’Eucaristia nella quale sta la radice viva del suo edificarsi.
Ecco, quindi, l’importanza di celebrare nella Chiesa Parrocchiale tutti i sacramenti della vita cristiana: il Battesimo, la Penitenza, l’Eucaristia, la Confermazione, i sacramenti del Matrimonio o dell’Ordine, la celebrazione comunitaria dell’Unzione degli Infermi. Attraverso i segni sacramentali la Chiesa esprime la sua vita liturgica, che serve innanzitutto alla santificazione del popolo della Nuova Alleanza.
Sono in questo momento, spiritualmente vicino a tutti gli ammalati della parrocchia. Hanno tra le loro mani sofferenti un tesoro grandissimo, la chiave per aprire, quello che il nostro Arcivescovo chiama il Caveau della Grazia, il forziere in cui sono nascosti tutti i tesori e tutte le grazie, il Cuore di Cristo. Sono stato sempre attratto, sin da piccolo, dalla devozione del Cuore di Cristo, e in questo primo Venerdì del mese di settembre, dedicato, come tutti i primi Venerdì del mese, al Sacro Cuore, invoco per i fratelli ammalati la vicinanza di questo Cuore che ha tanto amato il mondo, e ha promesso consolazione agli affaticati e oppressi.
Saluto tutte le famiglie della parrocchia. Avranno, insieme ai giovani un posto importante nel mio ministero. È compito di ogni battezzato, ma soprattutto di un pastore della Chiesa, impegnarsi a salvare e a promuovere i valori e le esigenze della famiglia. Bisogna saper amare la famiglia. Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa individuarne i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Sarà mio compito primario, offrire alle famiglie cristiane di Montecalvo un valido aiuto per la loro crescita spirituale, morale e sociale.
Rivolgo un saluto particolare ai giovani. Mi presento a voi non soltanto come una figura istituzionale ma come compagno e amico di viaggio. La nostra identità di giovani cristiani è radicata nel dono della fede. Noi crediamo in Cristo, nel suo messaggio, nella sua regola di vita cioè nel  Vangelo, siamo convinti che egli è la via, la verità e la vita (Gv. 14,6). E mentre vi invito ad essere orgogliosi del dono della fede, vi ricordo anche che esso deve essere salvaguardato e sviluppato, rafforzato e condiviso. Questo dono prezioso ci permette di essere fiduciosi nel futuro, perchè più profondo sarà il nostro legame con Cristo, tanto più grande sarà la nostra fiducia in un Dio che si è manifestato come Padre provvidenziale verso i suoi figli. Amici carissimi, Gesù vuole condividere con noi la sua vita. Egli ci dia un amore sempre più grande per la sua Chiesa, un impegno sempre più forte nella vita spirituale. Soltanto così daremo ragione della speranza che è in noi.
Saluto le autorità pubbliche, Il Signor Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, l’Arma dei Carabinieri il Corpo dei Vigili urbani, la Pro-Loco, L’Ente Cristini, la Direttrice Didattica, insieme a tutti gli insegnanti, gli alunni e il personale delle Scuole Medie, Elementare e Materne.
Rivolgo un rispettoso saluto al loro pastore, e alla comunità dei cristiani evangelici di Montecalvo. La nostra comune fede in Cristo, possa essere strumento di rispetto reciproco e di collaborazione nella ricerca della Verità e nella diffusione del Vangelo.
Essere parroco di Montecalvo è certamente un impegno esigente, a cui mi sento in parte preparato grazie all’importante esperienza pastorale vissuta per cinque anni nella grande parrocchia dell’Addolorata in Benevento. Una comunità bella, poliedrica, coinvolgente, guidata saggiamente dal Carissimo Mons. Orazio Soricelli che ringrazio con affetto filiale per la sua testimonianza di sacerdote equilibrato, paterno e paziente. Un ringraziamento che va anche ai sacerdoti che con me, nei vari anni, hanno condiviso la mia esperienza pastorale a Rione Libertà. Ringrazio, quindi, ancora una volta la parrocchia della SS. Addolorata, qui degnamente rappresentata da molti fedeli, ringrazio le suore, i movimenti, le associazioni, fucina importante per la preparazione dei giovani sacerdoti. Un grazie di cuore ai tanti concittadini di Cacciano e Cautano che stasera hanno voluto condividere con me questo momento di festa. Grazie per la vostra vicinanza e il vostro affetto. Saluto il mio carissimo parroco don Tullio, mio maestro e padre nella fede.
Cari Montecalvesi, da oggi la mia storia s’intreccia con la vostra storia. Insieme il Signore ci ha voluti per camminare, pellegrini verso il Terzo Millennio dell’era cristiana. Sin dalle mie prime venute, in questo mese, a Montecalvo, ho sperimentato la vostra calorosa accoglienza e la disponibilità a proseguire il cammino avviato da Don Giuseppe. Questo mi ha dato coraggio ed entusiasmo, e ho capito quanto siete legati alle vostre tradizioni e alla vostra fede, sperimentando, così, un detto popolare che dice: Paese che vai, usanza che trovi. M’impegno sin da questo momento ad essere rispettoso di tutte le vostre usanze e  tradizioni. Memorie storiche che hanno formato generazioni di cristiani, e che se riprese, con spirito riformatore, possono formare ancora tante generazioni. Nello stesso tempo vi chiedo di collaborare con me per cercare, attraverso tutti i mezzi e le tecniche moderne, nuove forme di evangelizzazione. Vi chiedo di dimostrare lo stesso attaccamento e rispetto per le norme che regolano la vita della Chiesa di oggi, soprattutto della vita liturgica, sacramentale e catechetica.
Concludo, presentandomi, con le stesse parole che l’Apostolo Paolo inviò alla comunità dei Corinzi (1 Cor. 2,1) Vengo in mezzo a voi non con sublimità di parola o di sapienza, ma con l’unico intendo di annunziarvi Gesù Cristo, e questi crocifisso. Vengo in mezzo a voi con timore e trepidazione, affidandomi allo Spirito Santo e alla sua potenza, perché la vostra fede non si fondi sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio.
Affido il mio ministero alla Regina degli Apostoli qui venerata con i titoli di Madre del Rosario, Vergine della Libera e Regina della Pace. Ai santi protettori  Bartolomeo, Antonio e Felice. Affido la mia azione pastorale al figlio illustre di questa terra San Pompilio Maria Pirrotti, eroico sacerdote ed esemplare educatore della gioventù.
Su tutti voi invoco la solenne benedizione che Dio affidò un giorno a Mosè per il suo popolo: Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace.
E come vostro nuovo pastore, abilitato da questa celebrazione, ad essere intermediario tra voi e Dio, con le parole di S. Pompilio, innalzo al Signore l’invocazione per tutti voi, le vostre famiglie e il nostro paese: Dio guardi Montecalvo. Amen, Alleluia!