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12 luglio 2015  
Secondo giorno del Triduo a San Pompilio a Campi Salentina
Santuario San Pompilio
Ieri sera abbiamo parlato della sua scelta vocazionale.

Questa sera, spinti anche dal Vangelo, dove Gesù manda a due a due i suoi discepoli nel mondo per annunciare la lieta notizia, volgiamo riflettere come San Pompilio si è preparato a vivere la sua ministerialita nel campo dell'evangelizzazione.

Quali sono stati i suoi approcci culturali, è che concetto avesse della cultura.
Non parlerò del piano degli studi fatto da San Pompilio, già oggetto di studi per un'interessante articolo di Padre Martino di qualche anno fa.

Ci facciamo guidare, come ieri serata, dagli spunti presenti nella sua giovinezza o nelle lettere, che costituiscono il gruppo delle 23 lettere conservate ancora oggi a Montecalvo.

Se con il pensiero andiamo, come del resto faceva anche lui, tra le muraglia della casa paterna,
"Se io tanto lontano sto con il corpo dal paese, mi raggiro però con il pensiero tra le muraglia della casa paterna e baciandole con affetto ringrazio Dio e prego per i trapassati e prego per i viventi. (CPM X, pag. 49).

possiamo ancora oggi leggere incisi sugli architravi delle porte i motti araldici della famiglia.

Il più famoso è
● Honor et virtus in domo Pirrotti semper (Onore e virtù sempre nella casa dei Pirrotti)

Anche gli altri due meno famosi ma non meno importanti sono

● Nobiliora altiora petunt (traduzione non letterale le cose nobili richiedono cose ancora più nobili)

● Potius mori quam fedari (traduzione non letterale è meglio morire che deperire o morire)

C'è un episodio della giovinezza di Domenico Pirrotti, che ci offre il primo indizio dell'impegno culturale del futuro San Pompilio.
È l'episodio dell'incontro tra il 16 Domenico e il predicatore quaresimale padre Nicolò Maria Severino di San Pietro.
Uscendo dalla Collegiata di Santa Maria il predicatore, che già aveva notato questo giovane sempre presente in chiesa ad ascoltare le sue prediche, decide di avvicinarlo e, nel farlo nota che, il giovane tiene stretto al petto un libro e gli domanda: "Cos'è questo quadernetto che tieni stretto sul petto?".
"È un trattato di filosofia". Risponde il giovane Domenico.
Incalza il sacerdote: "Bene e quale trattato stai leggendo".
Domenico, contento di questo interessamento del Padre scolopio, risponde: "Sono al trattato 'Sul cielo e il mondo'.
E tu dimmi Domenico - domanda il religioso - tu vuoi essere del cielo o della terra?
La risposta di Domenico è chiara: "voglio essere del mondo".

Il libro, forse è quello che ancora oggi si conserva nella biblioteca del locale convento di Sant'Antonio. Ieri sera lo abbiamo visto impegnato in un impegnativo corso di esercizi spirituali di otto giorni, oggi che legge trattati di filosofia, eppure ha sedici anni.

Sappiamo da altri episodi, quanto sia scrupoloso nell'applicarsi nello studio, soprattutto quando dovrà predicare al popolo, come quella volta quando, giovane studente nel collegio di Melfi, viene scelto dal Vescovo, come predicatore quaresimale nella Cattedrale della città.

Spesso è stato messo in contrapposizione l'amore di San Pompilio per la scuola è il suo indefesso impegno per assistere le persone o per la predicazione. Abbiamo, come si dice, tirato San Pompilio per la giacca, a nostro piacimento.

È invece indiscusso il suo impegno scolastico.

● Insegnava in ginocchio
● Non permetteva ai suoi figli spirituali di disturbarlo durante le lezioni.
● Si abbassava alle stesse esigenze degli alunni.
● Conosceva perfettamente tutti i suoi alunni (miracolo di Giovanni Capretti). Questo miracolo ci fa capire come  San Pompilio conoscesse perfettamente tutti e singoli gli alunni della sua classe.

Per 13 anni ha esercitato scrupolosamente il compito di insegnante, nello spirito e nel carisma del Calazanzio.

● Turi
● Francavilla Fontana
● Brindisi
● Ortona a mare
● Lanciano (nel seminario)
● Napoli (nella casa della Duchesca)

Tra tutti i figli di San Giuseppe Calasanzio, è stato certamente colui che ha lavorato di più. La grandezza di San Pompilio sta nel non essersi assuefatto alle agiatezze del tempo libero, ma dinamicamente ha impegnato il tempo dimostrando che è possibile far coincidere le due cose.
Parafrasando una sua celebre frase è come se avesse detto: io non voglio essere solo insegnante o solo sacerdote, io voglio essere e insegnante e sacerdote insieme.

Volete conoscere la grandezza di San Pompilio, a mio avviso?
HA TENUTO VIVA LA GIOIA E LA BELLEZZA DI ESSERE INSEGNANTE,
SENZA FAR MORIRE IL SUO SACERDOZIO.

Se qualche volta notiamo nelle sue lettere un certo disappunto per chi non si applica nello studio o nelle Virtù sode, è perché come ricorda Papa Pio XI è stato educatore prima di se stesso e poi degli altri.
Lui non ha preteso che gli altri lo seguissero in questo infaticabile doppio ministero, la cattedra e il pulpito, che se vogliamo è lo stesso ministero, ma gli altri hanno invece preteso, a volte anche con l'utilizzo improprio dell'obbedienza, che lui seguisse la loro mediocrità, senza però riuscirci. Papa Pio XI è insuperabile in questa sua definizione: ha saputo esercitare la calma nel fervore e il fervore nella calma.

Qui si apre tutto, un mondo intorno a noi e in noi. Pensiamo un po' alle nostre comunità, io penso a me stesso e alla mia comunità parrocchiale.
Quante invidie, gelosie, critiche per chi osa fare più di noi. Fateci caso appena una persona fa una cosa più di noi, o gli viene affidata un incarico più importante del nostro, per noi la motivazione è una sola: lo fa per mettersi in mostra.
Vi siete mai chiesti da dove nasce in San Pompilio quel forte desiderio ad un certo punto nella sua vita di farsi ROMITO? Sogna di ritirarsi in un piccolo eremo, lontano da tutti, per pregare e riflette sulla sua povera anima.
Non nasce forse dalle incomprensioni, dalla stanchezza di sentirsi sempre additato?
Il farsi romito è però anch'essa una tentazione. (Esempio del monachesimo)

Per padre Pompilio il non avanzamento nello studio è segno del non avanzamento nel timore di Dio.

San Pompilio troverà disappunto per la svogliatezza dei fratelli nello studio, soprattutto per il comportamento del fratello fra Raffaele (domenicano). "Non mi dispiace tanto di Carlo, Pompilio e Michele, che presentemente non attendono toto allo studio, poiché sono figlioli te sic esultante levitate (e così gioiscono spensieratamente)... .Quando dolore sento per Raffaele, del quale ho perduto ogni speranza, credendomi in principio che doveva essere lui a farmi strada a quel posto... (CPM IV pag. 17).

Lui aveva una forte volontà di compiere cose GRANDI, NOBILI, EDIFICANTI.

È un capolavoro la lettera che scrive al Padre da Melfi il 1 luglio 1731, quella famosa dove afferma di non voler essere né soltanto santo né soltanto dotto, ma e santo e dotto insieme.

VOGLIO VIVERE DI TAL MANIERA CHE ABBIA DA LASCIAR PER MIA EREDE, LA FAMA; POICHÉ MI PAR COSA INSOFFRIBILE CHE MUOIA LA FAMA... È UN GRAN DILETTO PER UN'ANIMA POTER REPLICARE SUL PUNTO DI MORTE LE PAROLE: AFFIDO A TE O FAMA TUTTI I MIEI BENI.
GRAN DILETTO PROVVEDERE DI POTERSI SCRIVERE SULLA LAPIDE SEPOLCRALE: GIACI, DOTTO, VIGE LA TUA FAMA, SI LEGGONO I TUOI SCRITTI. FELICE CHI POTER VIVERE DOPO LA MORTE.

Immaginate ora la sua contrarietà quanto apprende del poco impegno del fratello Michele diventato domenicano con il nome di fra Raffaele.

La stessa, cosa, dice anche del fratello Carlo, diventato Canonico di Santa Maria.
"Io mi rallegro della dignità ottenuta, e non cessero' di pregare Iddio, acciocché questo piccolo onore le sia la porta per conseguire da mano a mano onori maggiori adattati agli onori ricevuti dai nostri antenati, secondo il bello adagio intagliato nella finestra dei nostri magazzini: nobiliora altiora petunt.

Qualcuno può dire che San Pompilio ha mancato di carità, parlando così di suo fratello.
Il problema non è di San Pompilio, che dice la verità, ma il nostro che per tacere la verità diciamo di farlo per educazione o per rispetto.
Non confondiamo la Verità con la carità. La vera carità è dire la sempre la verità, a qualunque costo, perché Potius mori quam fedari (è meglio morire che commettere peccato).
Nella prima stazione della Via Crucis San Pompilio parla di maledetto rispetto umano.
Che cos'è il maledetto rispetto umano. È il nostro bon ton, che tradotto in termini pratici è la nostra falsità. È quando, per evitare problemi, nascondiamo là verità, e giustifichiamo la nostra scelta dicendo che per educazione abbiamo taciuto. La vera carità non tace la verità.

Anche nella preghiera dei fedeli, tra poco, chiederemo a Dio per ciascuno di noi "di superare il rispetto umano, si impegni ad annunciare Gesù non solo ai vicini ma anche ai lontani".

Diceva Aleksandr Solzenicyn: "Erriamo non perché la verità è difficile da vedere. Essa è visibile a colpo d'occhio. Erriamo perché la bugia è più confortevole".

Oggi è difficile schierarsi dalla parte della verità è questo soprattutto nel campo educativo. Il motivo è perché si è interrotta la collaborazione tra genitori e le angenzie educative, penso in primis alla scuola o alla Parrocchia alle tante forme di volontariato. Oggi si difendono i figli a tutti i costi anche contro l'evidenza è al l'errore.
Questo vuol dire farci i fatti nostri? No! Gesù ci chiama a fare il nostro dovere, poi se gli altri non ci accolgono, scuotiamo la polvere dai nostri calzare, noi abbiamo fatto la nostra parte, andiamo oltre, senza rancore.

OGNUNO DI NOI È FATTO PER NOBILIORA  ALTIORA  PETUNT
Auguri a tutti per questo anno pompiliano che in queste ore inizia.