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Brevi considerazioni sulla novena di San Pompilio
al Sacratissimo Cuore di Gesù
di Padre Serafino Perlangeli dSP
La novena al S. Cuore di Gesù, scritta dal Pirrotti nel giugno 1765, durante il suo soggiorno a Montecalvo dal 30 maggio al 17 giugno, non è semplicemente una pratica devozionale fine a se stessa, ma una guida insieme, per il fedele, a penetrare nell’intimità dell’amore misericordioso di Dio, la cui massima espressione è il Cuore di Gesù.
- In quel Cuore la creatura adora Dio, invocandolo con i sublimi appellativi di “Dio eterno”, “Dio infinito”,”Sommo Bene increato”, e nel contempo riconosce e confessa la propria miseria. Adora e si impegna ad amarlo, ma sente come  una trafittura di spada nel cuore, perché ricorda di non avere amato, come si conviene, il Signore. Ma ella non dispera, si rifugia nell’amabile Cuore del Redentore, per essere perdonata, lo adora e nel Cuore di Gesù adora Dio Uno e Trino, bramando tanto di essere salvata in questa valle di lacrime.
Si instaura così un  dialogo di un intimo e vivo rapporto nuziale della mistica dei cuori: il Cuore di Gesù e la creatura, condizionata dalla sua limitatezza, nel tentativo e sforzo ascetico di unirsi all’Amato, al suo Diletto, al Bell’Amore.
Tale rapporto si  gioca su delle immagini che lo traducono in realtà visive, vivaci, concrete, vissute, con capacità mistagogica e gusto poetico.
- Così il bel Cuore amabilissimo e adorabile di Gesù, pieno di vivido e fervente amore, con il quale ci ha amato da tutta l’eternità, è considerato come un luogo fisico, nel quale la creatura può riporre la propria anima per ottenere salute.
Il Pirrotti sprona la sua devota penitente ad entrare in quel Cuore: Fate impeto al Cuore di Dio con amorosi lagni, dimostrando a Lui le vostre miserie, e non vi partite dalla propria cognizione (lett 123). Rinserrandovi nel Cuore del caro Gesù, là, Figlia statevene e là operate sempre di starvene col vostro cuore. O’ quanto è bella la stanza! O’ quante anime ivi dentro assaggiano la gran dolcezza del Paradiso! (lett 158).
- È un Cuore pieno di fuoco, pieno di fiamme amorose, è una fornace ardente di carità per noi. Il fuoco è l’immagine, il luogo della presenza di Dio, da cui ci parla, ridonandoci la vita, fervente di carità, infiammata d’amore. Ma bisogna lasciarsi infiammare, immergendoci in quel mare di fuoco e restare bruciati, così come suggerisce S. Pompilio.
Figlia, all’amore di un Dio aprite pure senza paura il cuore. Di che avete da temere? O’ amore! O’ bello trionfo di amore! Fatevi tutta aperta a un Dio, perché esso nello stato vostro vi vuole serafina. Onde  fatevi animo, e nell’amabilissimo Cuore di Gesù là state amatrice diletta, e là come farfalla intorno al caro fuoco, bruciate, inceneritevi, acciocché rinnovata tutta possiate uscire da quello. Amore, amore, e non dubitate, perché un Dio opera, e all’opera di  un Dio ci si ricercano adorazioni, non speculazioni..  Il caro amore di un Dio perché non mi consuma? Ecco , Signore, questo cuore. Voi siete fuoco, bruciatemi, inceneritemi, incendiatemi. Caro Dio, è tempo che io mi rinnovi come Fenice. Date alle macchie tutte del cuore mio l’ultimo fuoco, acciocché vostra io sia tutta (lett.266).
- Il Cuore deliziosissimo di Gesù è il bel giardino delle Celesti delizie, in cui suole introdurre le anime a deliziarsi con Lui in dolce solitudine (la condurrò in solitudine e parlerò al suo cuore: (Os 2,16). È il desiderio dell’anima devota  che innalza la sua preghiera: Introducetevi anche l’anima mia, la quale si vergogna di entrarvi, per essersi tanto tempo ingolfata nelle delizie terrene; introducetela pure e salvatela.
Il giardino è individuato come il luogo dell’incontro di Dio  nell’intimità con l’uomo e la donna creati da Lui a sua immagine e somiglianza, consumatosi in un idillio drammatico (Gen 3, 8ss), che trova la sua soluzione nel giardino del Cuore amabilissimo del Redentore. Il giardino rimanda anche all’esperienza degli innamorati del Cantico del Cantici, dove gli sposi si incontrano nel giardino e sperimentano la loro intima e deliziosa unione. È un giardino rigoglioso di alberi che spandono aromi speciali (Ct 5, 1; 6, 2 e 11). L’immagine del giardino viene espressa in termini vivaci e poetici dal Pirrotti nella lettera 70, con i suoi bei fiori, odore di paradiso, bella fragranza, aria amena, soavi venticelli; l’anima però non si diletta in esso, passeggia per i giardinacci del mondo. 
- Il Cuore di Gesù è l’albergo della carità divina, il Santuario della divinità, fonte perenne della grazia santificante, salutare sorgente, dove si dissetano tante anime; vi si richiama l’Incarnazione del Verbo Divino, che per amore dell’uomo si annichilisce, si abbassa per essere solidale con le sofferenze e i condizionamenti dell’uomo. È un Cuore tutto pieno di bontà, albergo del Divino Amore.   Verbo Divino Incarnato, in Voi si conosce quanto possa operare un Dio Amoroso colla sua infinita bontà.
- Il Cuore del Figlio Unigenito del Padre Eterno è la mistica reggia della gloria dei Beati; vi si trova il vero, perfetto godimento dello spirito umano tra gli splendori della gloria divina; mentre lo spirito mio corre follemente dietro i godimenti mondani. O Gesù, tiratelo irresistibilmente al Vostro Cuore affinché non si danni. In quella reggia le anime sono condotte in gioia ed esultanza (Sal 45/44,16).
Dice Gesù: Io la porto per la via dell’amore, e la conduco alla mia unione interna, perché l’ho scelta ad essere la mia cara e l’intima del Cuore mio (lett 279).
- Il Cuore Divino è il diletto nido dei cuori che amano, riposo degli spiriti immacolati. Tante e tante anime già vi si trovano racchiuse, mentre l’anima mia vaga lontana da Voi. O Gesù tiratela a Voi, affinché si salvi. Egli ci dice: “Venite a me voi che siete affaticati e stanchi e troverete riposo” (Mt 11,28-30).  Col cuore sempre nel Cuore di Gesù. Là sia il caro nido, e non vi dimenticate di quel luogo. là si stiano le anime, quando vogliono essere santificate e custodite (lett 124).
Il buon Gesù dentro delle piaghe sue dà ricetto alle anime che ci vanno. Ed io, Gesù caro, ecco vengo a voi. Datemi ricetto dentro del Cuore vostro amoroso, stanza di colombine dilette. Fatemi Gesù mio, crescere dentro del Cuore vostro (lett 270).
- Il Cuore di Gesù è il soggiorno benefico della SS. Trinità. Ed in esso il cuore dell’uomo, infiammato dalle fiamme d’amore, diviene sede dell’Amore del Dio Uno e Trino: Dal sommo divino seno usciranno sempre per voi le belle fiamme d’amore, colle quali avete da bruciare a guisa di serafina e avete da essere tutta piena di nobili virtù, perché tutta la SS. Trinità vi ama -assai; e tutta la vostra corrispondenza ha da essere, rendervi abbandonata con tutta semplicità nelle divine mani, che sono onnipotenza e misericordia … Il mio caro Dio tanto buono si mostra con me. Che avete veduto voi in me degno del vostro amore? Sono gli effetti della vostra misericordia divina.  Quanto sono obbligato a voi, Dio delle misericordie! (lett 320).
Nel segreto concentro dello Sposo divino statevene, lasciando allo Sposo il libero maneggio, acciocché nelle aperture della divinità vi possa introdurvi a suo Genio (lett 323).
Lo scopo della devozione al Sacro Cuore di Gesù è raggiungere e vivere l’intima unione con Dio. La creatura deve essere tutta di Dio, e in Dio tutta liquefarsi da non esservi in sé altro se non Dio. Solo contemplando il Cuore trafitto del Redentore,  pieno di attrattive celesti, si può comprendere l’amore del Crocifisso per noi. Chi si lascia attrarre, e si sforza di penetrare attraverso la sua gloriosa ferita, gode dei frutti del suo amore. Con l’immagine familiare del sacratissimo Cuore trafitto di Gesù, rilucente di splenditissimo candore in mezzo alle fiamme, viene offerto all’umanità la speranza della salvezza.
(Rif  Disputationes Pompilianae, n.8 (2007), pp. 273-302).