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24 dicembre 2000  
Omelia della notte di Natale
Palestra Comunale
Rivolgo un saluto affettuoso a tutti voi qui presenti e a tutti quelli che sono in ascolto attraverso l’emittente radio Ufita e che condividono con noi i misteri di gioia di questa Notte Santa. In questo momento, nel presiedere questa liturgia straordinaria del Natale, ho nella mente un’espressione di un canto giovanile che dice: “Dopo il tempo del deserto adesso è il tempo di pianure fertili. Dopo il tempo dell’attesa adesso si apre l’orizzonte limpido. è nato, è nato, è un qualcosa d’impensabile eppure è nato. È nato e questa valle tornerà come un giardino il cuore già lo sa, è nata la speranza è nata la gioia”. Questa, Carissimi fratelli e sorelle, è la realtà storica che deve suscitare la nostra emozione stasera, la nascita di un bambino che è chiamato Emmanuele Dio-con-noi. Un bambino preannunziato da secoli e che la frase del profeta Isaia, che campeggia sul paginone di destra di questo grande libro, riassume splendidamente: La vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuel: Dio-con-noi. Tra poco collocheremo la statuina di Gesù bambino al centro di questo libro, che rappresenta l’Antico e il Nuovo Testamento. La nascita del figlio di Dio rappresenta la realizzazione di un momento tanto atteso e che non si ripeterà più, in cui si passo dalla profezia al compimento e in cui la storia iniziò un nuovo corso. Questa nuova era è annunziata dagli angeli ai pastori con l’espressione: Vi annunziamo una grande gioia: Vi è nato un Salvatore che è Cristo Signore.

Celebriamo ancora una volta in questo luogo la Solennità del Natale, una scelta non condivisa da tutti in paese, ma per me indispensabile per il cammino iniziato appunto un anno fa con l’istituzione della nuova parrocchia di S. Pompilio Maria Pirrotti. La fede non riguarda soltanto la singola persona, comodità personali o atmosfere nostalgiche e passeggere.  Noi crediamo nel Cristo universale di Betlemme, che non nasce negli androni solenni del tempio di Gerusalemme ma nell’umiltà di una grotta. A Dio non interessano le strutture di pietra, ma il tempio vivente, cioè l’uomo. Noi crediamo nel suo messaggio di umiltà, di gioia, nella sua regola di vita cioè nel Vangelo, siamo convinti che questo bambino sia la nostra “via, verità e vita” (Gv. 14,6). Dobbiamo essere orgogliosi di aver avuto il dono della fede, un dono che deve essere salvaguardato, sviluppato, rafforzato ma soprattutto in momenti come questi condiviso. Stare tutti insieme in questo luogo e non divisi in tante celebrazioni, significa confortarci a vicenda, è un invito a trasmettere, oltre all’augurio di un buon Natale, anche la gioia che deve esplodere in ciascuno di noi. Il dono prezioso della fede ci permette di essere fiduciosi nel futuro, perché più profondo sarà il nostro legame con Cristo, tanto più grande sarà la nostra fiducia in un Dio che si è manifestato nella tenerezza di un bambino. Amici carissimi, Gesù nascendo, ha voluto condividere con noi la sua vita. Egli ci dia un amore sempre più grande per la sua Chiesa, grande famiglia, un impegno sempre più forte nella vita spirituale. Soltanto così daremo ragione della speranza che è in noi.

In questa notte non proclamiamo favole per bambini, o teorie filosofiche, ma un fatto storico avvenuto in una città reale in un tempo storico ben preciso, quello dell’imperatore Cesare Augusto. L’evangelista Luca in maniera impareggiabile, ha tracciato le coordinate storiche di questa nascita che ha cambiato la storia degli uomini: “Avviene durante un censimento, voluto con un decreto di Augusto imperatore, quando era governatore della Siria Quirinio. Tuttavia se questa nascita fosse relegata solo in preciso tempo passato, non sapremmo che legame possa avere con la nostra vita concreta. È vero che la vita terrena di Gesù ha le sue coordinate storiche e geografiche concrete, ma noi crediamo anche oggi, giorno di Natale, che grazie alla risurrezione, Lui e presente, vivo in mezzo a noi, anche in questo luogo. Per questo il suo amore per noi rimane eternato nella sua vita da risorto in cielo. Noi questa notte possiamo venire concretamente in contatto con quest’amore, che perdona riscattandoci dalle nostre incapacità ad amare e di vivere in pace. Noi possiamo questa notte invocare una persona vivente, Gesù Cristo come Consigliere ammirabile, Dio potente, Principe della pace.
In questa notte, noi Chiesa, riviviamo la nascita del nostro Signore Gesù Cristo. È Lui il vero Sole della nostra vita; senza di Lui c'è la morte, la disperazione, il non senso della nostra esistenza. Avete sentito Isaia. Parla al popolo ebreo esiliato a Babilonia. All'orizzonte c'è buio. Parla di “Il popolo che camminava nelle tenebre”. Ma il profeta vede una luce, la luce della libertà imminente e del ritorno nella terra promessa.
Questo in una prospettiva storica immediata. Ma quel che dice il profeta ha anche una prospettiva messianica. La prospettiva storica immediata è come la brutta copia; quella messianica è la bella, che attua in pieno le espressioni del profeta, che sembrerebbero esagerate se applicate solo alla prospettiva storica di quel momento.
E allora, secondo Isaia, che cos'è successo nel Natale del Signore che stiamo celebrando? Si è accesa una grande luce, è esplosa la gioia, è stato spezzato il giogo del peccato.
Perché?
Perché è nato un Bambino.
E chi è questo Bambino?
È Dio potente, è il principe della pace! Lui, luce e gioia.
Dobbiamo essere contenti per questo, fratelli miei. Dobbiamo esplodere di felicità nel contemplare questo Bambino. Dimentichiamo per un attimo il panettone, l'abito all'ultima moda, il cenone o a quello che manca per il pranzo del Natale. Gustiamoci la grande gioia di questa sera. Paolo ci ha ricordato: «È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini»! E la "grazia di Dio non è qualcosa di astratto, è una persona: è il Figlio di Dio generato e dato alla luce nato da Maria". Ed egli-dice ancora Paolo-ha dato se stesso per noi». Ecco il dono di Natale: Gesù ci dona se stesso. Accogliamolo con tutto il nostro cuore, soprattutto tra poco, quando si offrirà a noi con le sembianze del pane. Accogliamolo con grande gioia facendo tesoro della bellezza della profezia di Michea il quale indicò in Betlemme il luogo in cui sarebbe nato il Messia, Salvatore e pastore dei popoli; insomma, il luogo in cui sarebbe esplosa la gioia dell'umanità.
Il cristianesimo, infatti, è la grande gioia dell'umanità. Chi non ha capito questo non è cristiano; chi non l'ha ancora gustata, questa gioia, è da commiserare: ha vissuto invano i suoi giorni.
La mamma, stringendo al seno il suo piccino, lo chiama “gioia mia”. La gioia, dunque, non è qualcosa: è qualcuno: il figlio.
Ebbene, l'Angelo dice ai pastori: «Vi annunzio una grande gioia»; ma «la grande gioia» non sta in qualcosa che cambierà esternamente la loro vita, poiché continueranno ad essere poveri e disprezzati. La grande gioia è «un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».
Ma di questo «bambino-gioia» nessuno può avere il monopolio, poiché è di tutti e di ciascuno nello stesso tempo: Egli è la gioia di Maria, sua Madre, che l’ha generato, portato in seno e dato alla luce; è la gioia di Giuseppe che gli ha dato la paternità legale; è stato la gioia di Giovanni Battista e della mamma sua Elisabetta, nonché di Zaccaria che l’hanno riconosciuto nascosto ancora nel seno della «Madre del loro Signore»; ora, a Betlemme, è «la grande gioia che sarà di tutto il popolo».
Egli è, pertanto, il Cristo Signore, il Messia Figlio di Dio, e chiunque, come i pastori, andrà con la volontà e il pensiero sino a Betlemme e si renderà conto dell'avvenimento che il vangelo ci fa conoscere potrà ripetere l’esperienza di questi guardiano di greggi, che ritornarono pieni di gioia alle loro attività, lodando e benedicendo Dio per le meraviglie che avevano visto.
E questo Bambino-gioia è registrato nelle liste del censimento dell'imperatore romano; entra così nella società degli uomini, uomo tra uomini, per ridare loro quella gioia che il peccato ha tolto. Ma vi entra in un modo singolare, anzi unico: concepito per la potenza dello Spirito Santo nel seno della Vergine; nasce senza intaccare la verginità della Madre: Maria, senza il doloroso travaglio che accompagna ogni nascita, dà alla luce il suo primogenito (che è anche il suo unigenito), lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia, «perché non c'è posto per lui nell'albergo».
È sconcertante questo Dio che ora si manifesta nello splendore delle stelle, ora negli angoli bui delle stalle. È imprevedibile questo Dio che, scombussolando tutti i nostri ragionamenti condotti a fil di logica, ci fa sapere che il bimbo della grotta è Lui: alle nostre manie di grandezza appare impossibile che Dio possa talmente nascondersi, da lasciarci perfettamente liberi di credere o non credere a Lui che si rivela.
È fatale: l'uomo non riuscirà a trovare Dio, se persiste nella mentalità balorda che identifica la grandezza con la potenza, Dio con l'onnipotenza.
La vera grandezza dell'essere ragionevole è l'amore. E Dio è Amore, a servizio del quale è l'onnipotenza che si rivela appunto nelle opere di amore, sino a porsi allo stesso livello di chi, per amore, ha creato.
Intanto gli Angeli del Signore ai pastori e a noi danno la chiave per la comprensione dell'avvenimento di Betlemme, quando cantano: Gloria a Dio nel più dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.
Gesù, dunque, entra nel mondo, ed ecco che nel più alto dei cieli esplode quella gloria che il peccato ha impedito che vi salisse dalla Terra; a questa gloria, ecco di riflesso, finalmente, «la pace in terra per gli uomini che Egli ama».
Insomma, tra il Cielo e la terra, tra il Creatore e la creatura, tra Dio e l'uomo, è stato gettato un ponte, l’Uomo-Dio.
Che meraviglia! Eppure quanto spesso ce ne dimentichiamo! Non raramente, siamo distratti e dissipati; sicché la gioia ci sfugge, avendo perduto di vista Cristo nostra gioia»!
Fratelli, in questa santa notte di Natale, torniamo a orientare mente e cuore verso di Lui il quale, resosi presente nella grotta di Betlemme, continua a rendersi presente nella santa Eucaristia che stiamo celebrando.
Concludo con i tradizionali auguri natalizi. Auguro un buon Natale ai nostri amministratori, che ringrazio per averci dato la disponibilità di questo luogo, che possano con le loro scelte portare sempre serenità e gioia in tutta la collettività. A tutti, vicini e lontani, piccoli e grandi, ma soprattutto a chi è costretto per malattia a stare sul letto del dolore, dico di cuore: Buon Natale.
Stiamo vivendo il Natale Giubilare, il Natale del 50° anno, l’anno in cui è stata proclamata la lieta notizia ai poveri,  la liberazione dei prigionieri, il dono della vista ai ciechi, l’anno in cui è stato liberato chi era oppresso, l’anno di grazia del Signore. A queste parole del profeta Isaia aggiungo: L’anno della Dedicazione a Dio della nostra chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo, delle chiese Regina della Pace in contrada Malvizza e di S. Nicola in Corsano; L’anno della peregrinatio Pompiliana, dell’arrivo a Montecalvo dell’Urna di S. Pompilio; L’anno dell’Emmanuel Missio, la missione giovanile animata dalle suore. L’anno segnato dalla svolta operata con l’istituzione della nuova parrocchia dedicata al nostro santo concittadino, Per questi ricordi certamente vivi, nel mio e nel vostro cuore, non posso che concludere con le parole dell’inno del Giubileo “Sia lode a te! Verbo del Padre, Figlio dell’uomo nato a Betlemme, ti riconoscano magi e pastori. Solo in te pace, gioia e unità! Amen, Alleluia!