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San Pompilio instancabile missionario
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino (Mt 10,7)


   
di Padre Serafino Perlangeli aSP
S. Pompilio sentiva nel cuore la missionarietà della Chiesa per l’annuncio del vangelo.
La Chiesa è per sua natura missionaria, stante il comando del Signore di andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo.
Il compito di annunciare il Vangelo nel mondo infatti è il dovere più alto e più sacro della Chiesa. La Chiesa è inviata da Cristo a rivelare e comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini e a tutte le genti.
Per questo S. Pompilio desiderava tanto ottenere la patente di missionario apostolico. Non l’ebbe. Ma non gli impedì di esercitare la sua vocazione missionaria nelle città e luoghi dove l’obbedienza lo destinava, o invocato dalle numerose richieste.
Aveva ardente nel cuore l’urgenza del vangelo che gli bruciava dentro e non poteva non annunciarlo. La carità di Cristo lo spingeva a evangelizzare le genti e quanti sentivano il desiderio della Parola di Dio.
S. Paolo diceva: guai a me se non predicassi il Vangelo.
S. Pompilio predicava con la parola calda, persuasiva e con la testimonianza della sua vita santa.
La chiamata alla missione deriva, infatti , di per sé dalla chiamata alla santità.
Il missionario è autenticamente tale solo se si impegna nella via della santità (RM 90).
Egli missionario contemplativo in azione  si sottoponeva a delle lunghe e faticose missioni: predicava per ben quattro e più volte al giorno, unitamente a penitenze. La sera terminava con una processione penitenziale, disciplinandosi.
In un quaresimale fece centocinquanta prediche, poiché predicava tre volte al giorno. E fece sette panegirici con tanta grazia ed energia da destare ammirazione come, parlando a braccio, potesse sì dottamente dire cose sì belle e pezzi di Paradiso.
Il suo zelo, la sua grande unzione nell’annuncio della parola di Dio, spoglia degli orpelli cari alla sua generazione, adatta all’intelligenza di tutti, con uno stile facile e apostolico, riempiva le chiese, insufficienti ad accogliere tutti, che accorrevano per occupare i primi posti.
Tante erano le richieste che gli giungevano da parte di Vescovi, clero, seminari, suore e dei Signori delle varie città. Veniva richiesto per predicare gli esercizi spirituali.
Il suo apostolato era oltremodo fecondo. Egli però non si vantava e diceva che quel che faceva sul palco non era opera sua, ma del Signore.

    Mi sono trovato solo, solo a dare al pubblico di Ancona i Santi esercizi, che ho dovuto fare
    da missione, e ora sto applicatissimo di notte e di giorno per le confessioni e concorso di
    popolo…e adoriamo la bontà di Dio, che ha saputo ben portare le cose con profitto delle
    povere anime, e con decoro del nostro abito; mentre tutta Ancona si è rivoltata, precise i
    Cavalieri; così vuole lo Sposo nostro Gesù, perché io, figlio, non ci ho che fare in tali cose.
    Io sono un ignorante, un rozzo, un melenso; e quanto fo sul palco, non io ma l’è Dio per
    mia somma confusione.

Nei trasferimenti che subiva diceva a chi voleva trattenerlo: consolatevi, ad altre città
bisogna annunciare il regno di Dio, rendere partecipi altre città del regno di Dio.
E quale missionario contemplativo in azione non si limitava all’annuncio della parola, ma
passava ore e ore nel confessionale assiepato di fedeli per ascoltare le confessioni e dar loro
il perdono e la consolazione di Dio.
Oltre l’enorme lavoro d’ogni giorno, stando al mandato del Signore ai suoi discepoli,
visitava, assisteva, si prendeva cura degli infermi, dei poveri, dei bisognosi. Nessuno era
privato del suo conforto e aiuto.
L’esempio di S. Pompilio deve essere di sprone a tutti noi. Tutti i fedeli cristiani infatti
dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l’esempio della vita e con la testimonianza
della parola l’uomo nuovo, che hanno rivestito col battesimo, e la forza dello Spirito Santo.
La comunità cristiana, quale segno della presenza di Dio nel mondo, deve scoprire la
propria vocazione nell’annunciare il Vangelo.
Il mandato ricevuto dagli Apostoli, si estende ai loro successori, a tutti i credenti e ai
battezzati in Cristo. Nella vocazione cristiana di ciascuno è racchiuso il dovere di
trasmettere la fede e tutti i benefici ricevuti da Dio.
Anche noi comprendiamo così che non ci è lecito trattenere egoisticamente per noi i doni
e i talenti che il Signore ci ha affidato: sono beni che di loro natura sono destinati ad estendersi, espandersi e crescere di generazione in generazione.
Forse, per molto tempo, questi doni e questo mandato sono rimasti monopolizzati da pochi prescelti.
Il ruolo dei laici come testimoni della fede e missionari del Vangelo di Cristo è riaffermato
con forza.
Così la missionarietà della Chiesa ha avuto un nuovo impulso e un nuovo vigore, ma soprattutto
a guadagnarne sono stati gli stessi fedeli che hanno potuto così crescere nell’appartenenza e nell’impegno, e sperimentare che questa è opera disinteressata ed evidente manifestazione della grazia di Dio.
La prima forma di evangelizzazione è la testimonianza, espressa nell’attenzione per le persone e nella carità verso i poveri e i piccoli, verso chi soffre.
Il missionario trova forza e conforto nella parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria. La caratteristica di ogni vita missionaria autentica è la gioia interiore che viene dalla fede.
S. Pompilio infonda in noi il suo spirito missionario e di santità.