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15 luglio 2007  
Discorso in occasione della riapertura
della chiesa di San Pompilio
Sacrato della Chiesa di San Pompilio
Oh Mamma Bella mia, e che ne sarà di me? Che confusione! Vedo la stanza, dove io sono nato, trasformata in camera del Signore. (dal P.A.B. fol 209). Con queste parole, trascritte nei processi Apostolici Beneventani al foglio 209, San Pompilio rendeva noto a coloro che erano presenti alla sua messa, quello che soltanto i suoi occhi riuscirono a vedere quel giorno. La sua casa trasformata in casa del Signore.
Un sogno che tanti miei predecessori con l’aiuto di tutti i montecalvesi di ieri e di oggi, in mezzo a mille indigenze, dovute a due dopo guerra e a tre grandi terremoti, 1930, 1962 e 1980 hanno saputo tramandarci come espressione della loro devozione.
La Parrocchia, impegnata da otto anni al recupero dell’immenso patrimonio artistico, culturale e religioso, oggi vive uno dei suoi giorni più belli e più attesi. Un giorno che possiamo paragonare alla riapertura della chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo, all’inaugurazione della chiesa di San Nicola in Corsano, alla dedicazione del Santuario della Regina della Pace in C/da Malvizza, alla Provvidenziale riapertura al culto della vetusta Chiesa Madre e Abbaziale di Santa Maria Assunta in Cielo, di fatto il vero Santuario di San Pompilio a Montecalvo, all’indimenticabile ritrovamento e ritorno al culto, dopo trecento anni, del simulacro ligneo di Mamma Bella dell’Abbondanza. Questi avvenimenti storici insieme a tante altre attività e iniziative, ci hanno aiutati nella preparazione del Terzo Centenario della Nascita di San Pompilio del 2010. Questa celebrazione è oggi carica di emozioni. San Pompilio Maria Pirrotti, dal giorno in cui esce di nascosto dai genitori da quel portone a soli 16 anni, per bussare al convento dei padri scolopi di Benevento, non ha mai smesso di pensare alla sua Montecalvo. Quando scrive al Padre gli chiede mille notizie, sul paese, sui parenti sulla comunità. E un giorno in un impeto di tenerezza scrive: Se io tanto lontano col corpo sto dal paese, mi raggiro però col pensiero intorno alle muraglia della casa Paterna, e baciandole con affetto, prego per i trapassati e prego per i viventi. Nella lettera ritrovata provvidenzialmente solo pochi anni fa, facendo riferimento alle chiesa sparse sul territorio, scrive il pensiero più bello per la sua Montecalvo, un saluto di addio ai suoi compaesani, saluto tutti, cominciando da Mamma Bella del Carmine fino a Santa Maria, e da Santa Maria fino all’Angelo, e dall’Angelo fino al grande Sant’Antonio, come se io vi nominassi, e sempre più al mio caro Sposo raccomando tutti e tutto il paese. Vi abbraccio in Dio e in Dio vediamoci.
San Pompilio è con noi stasera. Fa festa con noi. Il suo spirito si raggira tra le muraglia della sua casa Paterna. Una presenza resa più viva da alcune insigne reliquie volute per l’occasione su questo palco. La reliquia ossea collocata nella nuova e restaurata urna. Il quadro con il suo ritratto, ritrovato davanti a quel portone il giorno e nell’ora della sua pia morte avvenuta la sera del 15 luglio 1766 a Campi Salentina. E l’altare della Cappella domestica dove Lui durante le sue quattro visita a Montecalvo tante volte ha celebrato l’eucaristia, e sul quale oggi in forma del tutto eccezionale per la prima volta dopo circa cento anni, cioè da quando è stato musealizzato, viene celebrata la Santa Messa, presieduta dal nostro amato Arcivescovo Metropolita, S.E. Mons. Andrea Mugione, al quale va il nostro più vivo ringraziamento, per aver dato sin dell’inizio del suo ministero pastorale beneventano segni di attenzione per la realtà ecclesiale montecalvese.  Eccellenza, San Pompilio da Montecalvo, Sant’Alberico da Altavilla Irpina, e San Pio da Pietrelcina, sono, in ordine di tempo, gli ultimi sacerdoti santi della nostra amata Chiesa Beneventana. Sono figli illustri della nostra terra, che con la eroicità della loro vita, arricchiscono di meriti la Chiesa di Benevento, che Lei dalla Divina Provvidenza e dalla Volontà della Sede Apostolica sta guidando, da ormai un anno. La nostra preghiera stasera, sarà anche per Lei, la ricorderemo al Signore per l’intercessione di questi tre nostri grandi sacerdoti, giganti di santità, generosità e di vero amore verso Dio e la sua Chiesa.
Papa Pio XI disse di Lui: seppe vivere con il fervore nella calma, e la calma nel fervore. Quando intorno a Lui si scatenò la tempesta fatta di accuse infondate, persecuzioni causate da confratelli invidiosi, seppe stare al suo posto, con calma nel fervore. Quando tornò la quiete intorno a lui, e dopo aver ritrovato la fiducia dei superiori non si risparmiò in mille iniziative apostoliche, messe in campo per il maggior bene delle anime. Visse con il fervore nella calma. Innamorato vero del Vangelo, preferì un umiliante esilio dal Regno di Napoli, pur di non rinnegare nulla delle sue convinzione, dei suoi valori, e della sua dignità di uomo vero. Non scese a compromessi, disdegnò chi della chiesa voleva servirsi per il proprio carrierismo. Fu chiamato, l’Apostolo degli Abruzzi, il padre santo, il miracoloso santo di Napoli. L’Apostolo della carità.
Riprendendo le parole di Papa Pio XI possiamo dire che: La sua fu una missione, un dovere anzi un'opera di santifìcatore. Santificatore prima di tutto di se stesso secondo l'Istituto suo religioso e poi gran santificatore di anime nell'esercizio aperto e infaticabile del sacro ministero sacerdotale. E tutto questo non senza tempeste sollevate da calunnie e, spesso da interventi anche alti, altissimi, sempre sfuggite proprio coll'unità dello spirito che, sotto l'impeto della bufera, offre ogni sofferenza a Dio e perdona agli uomini. Sempre, in ogni circostanza il Beato continuava nell'adempimento del suo quotidiano dovere; Attraverso di Lei, Eccellenza, sentiamo oggi vicina l’intera Chiesa Diocesana. Il nostro cuore, in questo momento, batte all’unisono con quello di Padre Jesus M. Lecea, Generale dell’Ordine delle Scuole Pie e con quello di tutti membri dell’Ordine, che sparsi in tutto il mondo, continuano l’opera di San Giuseppe Calasanzio e guardano a San Pompilio come esempio di insegnante, predicatore e missionario itinerante.
Siamo in comunione di preghiera con S. E. Mons. Cosma Ruppi, con l’intera Archidiocesi di Lecce e con tutta la comunità di Campi Salentina, che in queste ore rendono omaggio al santo montecalvese.
Ci sentiamo, inoltre, onorati per la presenza di tante illustre personalità ecclesiali, civili e militari.
Saluto i confratelli presenti,

Mons. Pasquale Maria Mainolfi, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Benevento, e Direttore della nostra Rivista Disputationes Pompilianae.
P. Serafino Perlangeli, in rappresentanza delle Scuole Pie.
Padre Lorenzo Mastrocinque, Vicario Parrocchiale.

Saluto il Sindaco Giancarlo Di Rubbo
, e l'intero Consiglio Comunale. Saluto S.E. il Prefetto di Avellino
Saluto la Presidente della Provincia di Avellino Sig. Roberta De Simone
Saluto l’Assessore Provinciale alla Cultura Prof. Barra.
Saluto Eugenio Salvatore
Al Presidente della Comunità Montana Francesco Solimine

Saluto le forze dell’ordine:

Il maresciallo di stazione Vincenzo Vernucci

Il corpo dei vigili urbani.

Questa opera si è realizzata per esclusiva volontà del popolo montecalvese, che generosamente ha sostenuto in vario modo i lavori. A tutti voi cari montecalvesi il grazie dell’intera Chiesa Beneventana e mio personale. La gara di generosità ha superato ogni aspettativa, così come grande è stato l’impegno del foltissimo gruppo dei volontari, che con generosità e grande maestranza hanno prestato la loro opera.
Un ringraziamento di cuore va all’Arch. Giovanni Cardillo, direttore dei lavori.
D’Agostino Carlo
Tulimieri Gianfranco
Fioriello Maurizio
Tulimieri Mario
Verrilli Vincenzo
Luisi Antonio
Fioriello Pompilio
Fioriello Massimo
D’Agostino Gerardo
D’Agostino Luigi
Tedesco Carlo
Pucino Luigi
D’Agostino Antonio
Verrilli Sergio
Ditta Verzaro Luigi
Lo Casale Pompilio
Gelormini Antonio
Cavotta Mario

Un grande grazie al folto gruppo delle signore delle pulizie. Sempre presenti e attive in queste occasioni

Un saluto ai fornitori dei materiali:

Castiello Massimo,
Marra Giovanni
De Marco Domenico
Mosaici e Vetrate D’Arte Eredi Mellini di Firenze
Elettro 2000
Santosuosso Elettrodomenstici
Elettrica Luongo
Caloi Arredamenti
Ferramenta Fioriello Sandro
Maestro Antonio Zanini
Templus Artis
Sefim
Falegnameria Tedesco Pompilio
Irpinia Gas
Metal costruzioni
Carpenteria D’Addona Antonio
Polisud
Ditta Mobilia Franco
Siderurgia Irpinia
Verrilli Rosario
Nacardo Salvatore impiantistica audio
Ditta Grasso Giacomo
Francesco

Un ringraziamento va alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per il Patrimonio storico Artistico ed etnoantropologico di Salerno Avellino, in particolare al Soprintendente Dott. Francesco Tompino e all’Arch. Cinzia Vitale.

Prima di concludere voglio anche ricordare tutti coloro che fisicamente, soprattutto per motivi di salute, sono impediti di essere qui presenti. Alcuni di loro sono nei nostri pensieri, e non nascondiamo la forte speranza di vedere in un momento così bello la sospirata guarigione. Affidiamo con la nostra umile e povera preghiera questi nostri fratelli ammalati al Signore Gesù, medico delle anime e dei corpi. Cha la potente intercessione del nostro santo concittadino, possa arrivare al Cuore di Cristo, l’Amante Bello.
Concludo additando a tutti San Pompilio con le parole del grande pontefice Leone XIII, che da legato pontificio a Benevento venne a Montecalvo per aprire i processi di beatificazione del nostro santo, trovò ricetto in Pirroctarum domus, alloggiò in questa casa dei Pirrotti, come scrisse nei distici a Lui dedicati, e caso straordinario nella storia della Chiesa chiuse da Pontefice, dopo circa sessanta anni, il processo di beatificazione da lui stesso iniziato, non cessando mai di invocare ogni giorno, nelle sue preghiere l’intercessione di San Pompilio.
Le sue parole siano di sprono a tutti i devoti del santo e alle istituzioni ecclesiali e civili, che dalla Provvidenza hanno avuto l’onore e il dovere di rendere il Centenario della nascita, un evento di grande spiritualità e cultura.
è nostro dovere - dice il papa - corrispondere a Pompilio che ben lo merita, e seguire gli insegnamenti e gli esempi che a noi ha lasciato. Pompilio che, glorioso e beato, dalla sede immensa dei Cieli riguarda con volto benigno voi e la patria. Su di voi e il paese memore sempre si compiace di spargere con larga mano i doni celesti. è nostro dovere che l’amor nostro riconoscente celebri sempre i grandi trionfi di Lui, le fatiche per voi tollerate, le azioni illustri, la fede. Non mai dall’animo vostro sia tolta la dolce figura di sì grande Eroe!